L'alba della mia
giovinezza
La preghiera d'amore.
La giovane donna sul sagrato pregava
pregava il suo pensiero d'amore ,
pregava per avere il cielo…
lì dove posare le sue gioie .
Disinvolta si mise a ballare sull'aia...
mi chiamò amore in quel giorno di sole;
mi disse :vieni anche tua a cantare ,
sul prato del sole in preda all’oblio.
Era il suo tempo di giovane donna
era canzone!Ed io il ganzo pischello mi innamorai di lei ...
di lei la lacrima preziosa ,lei,l'anima sospesa ;
l'olimpo immenso ove nacque il suo paradiso .
Mi innamorai! E gli dissi:sei una donna bellissima!
Cosa fai di bello su questa terra brulla ?
Gli diffusi carezze sul suo corpo ,la baciai sulla bocca;
la spalmai di rugiada per agitare la sua nota permalosa .
Tremavano le sue labbra ,tra le gambe il suo fremito !
La vidi felice tra le mie braccia,era la musa preziosa ,
la strinsi forte e gli raccontai la mia storia :
era una fiaba che nessuno l'ha mai scritta.
Ed io sorrisi al piccolo fiore
le posi tra le mani il mio viso ,
tra le sue gote ne gustai la pace;
l'odorai, assaporandone amore.
Giovanni Maffeo - Poetanarratore.
ROMANZO NARRANTE - AUTOBIOGRAFICO -
Presentazione :
Nome:
Giovanni
MaffeoPoetanarratore.
In questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia trionfa nella travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio fiorito luogo natale . tra colli e mare incomincio a meditare ,un fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a tutte le genti :dialoghi ,storie di me; della mia gente, del mio stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .non solo ai primi abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il pensiero della gente, “la poesia” la narrativa .
Introduzione di
Giovanni Maffeo . Poetanarratore
Un tempo di molti anni fa in un paesino del meridione d’Italia c'era un giovanotto . Nel sentirlo parlare era tenero , sognava un giorno di leggere i grandi poemi e si distingueva per la sua scaltrezza è astuzia , insomma lui si riteneva umile , e lo era , proveniva da gente nobile ,ma i suoi erano contadini . Era intuitivo riusciva a cogliere il pensiero di altri ,ne apparecchiava bene il lessico e il concetto per dare convincimento al suo volere,del suo valore , non che con sue parole rispecchiava il suo essere uomo di cultura ,dando una immagine a volte elogiativa, a volte esclamativa , secondo la sua impressione che aveva del soggetto. Molte le persone che ne rimanevano incantate a questo modo di essere e lo acclamavano e ne avevano pieno rispetto,Nel paese era ben voluto da tutti , lo chiamavano il ricciolo dai tanti capelli rossi ” talmente era delicato nell’esporre il suo concetto ,e giudizi verso persone a volte a lui sconosciute .
Un tempo di molti anni fa in un paesino del meridione d’Italia c'era un giovanotto . Nel sentirlo parlare era tenero , sognava un giorno di leggere i grandi poemi e si distingueva per la sua scaltrezza è astuzia , insomma lui si riteneva umile , e lo era , proveniva da gente nobile ,ma i suoi erano contadini . Era intuitivo riusciva a cogliere il pensiero di altri ,ne apparecchiava bene il lessico e il concetto per dare convincimento al suo volere,del suo valore , non che con sue parole rispecchiava il suo essere uomo di cultura ,dando una immagine a volte elogiativa, a volte esclamativa , secondo la sua impressione che aveva del soggetto. Molte le persone che ne rimanevano incantate a questo modo di essere e lo acclamavano e ne avevano pieno rispetto,Nel paese era ben voluto da tutti , lo chiamavano il ricciolo dai tanti capelli rossi ” talmente era delicato nell’esporre il suo concetto ,e giudizi verso persone a volte a lui sconosciute .
Nella sua infanzia non
ebbe nulla ,ne libri, né fogli dove poter scrivere ,si arrangiava
alla meglio con i fogli dei quaderni della scuola ,ma la sera per
lui era l'inferno ,non gli piaceva la matematica e suo padre spesso
gli mollava qualche ceffone e lui per alleviare a quella tortura
pensò bene di metterci rimedio e chiese a un suo amico , compagno di
scuola se gli facesse copiare almeno i compiti di matematica ,in
Italiano era bravino ma anche lì gli accenti lo tradivano ,la
poesia era nell'aria già allora , ma ignorava quello che poi in
tarda età potesse diventare .Nel suo piccolo regno obliava l'amore ,pochi si accorsero che alle sue muse tutte le amava ,poche capirono che nelle sue poesie dava il cuore ad ognuna di loro ,al fine si smarrì e non credette più nessuna .
Un bel giorno si presentarono a lui degli amici e conoscenti, gli proposero un incontro per fare la festa del patrono del suo paese ( La Madonna immacolata concezione )per stare bene insieme ,lui fu il primo ad aderire e si mobilitò organizzandosi visto che l’incontro era aperto a tutti i giovani del paese .Viveva in un casale lontano dal suo paese , ma per lui non c'erano problemi , lui correva sempre giù e su per la strada sdrucitola ove c'era la chiesetta della sua madonna , aveva avuto una infanzia povera e i suoi genitori erano contadini, lavoravano di notte la terra al chiaro della luna per non sudare sotto il sole di giorno .Gentile , conosceva l’umiltà ,è la sua sensibilità traboccava da ogni suo modo di agire prevalendo su gli altri dando una immagine di sicurezza .
Fu una bella festa
quell'anno e tra abbracci baci e strette di mano e di promesse,
forse era l'ultima perché un anno dopo emigrò con i suoi in terra
Bergamasca, ma pochi di questi si ricordarono di lui facendo
presente di quell’incontro memorabile.
In quel paese di
poche anime si diffuse la sua bontà d'animo ,e di nuovo tutti lo
ascoltarono con attenzione a ciò che lui diceva , non c'era dubbio
era un ottimo oratore , si seppe fare voler bene
ed ebbe soddisfazioni
tra i tanti ciabattini ove nel tempo libero suo padre gli imponeva di
restare per non farlo distrarlo con altri e con la sua testardaggine
e tanta sensibilità si perse nella strada del suo stesso viale . Li
in quel paesino sperduto nell’entroterra Irpina conobbe persone
,molte altre che già conosceva , insomma era molto conosciuto,una di
queste lo invitò più volte a casa sua dandogli amicizia è simpatia
stimandosi reciprocamente .Passò tempo e divenne grande e incontrò
la letteratura,quella che già da fanciullo desiderava praticare e
mai l'aveva potuta esprimere .
Quello fu il tempo dei
fanatici : non vollero capirlo ,lui fresco di poesia voleva a tutti i
costi essere capace a scrivere a sentire in se il canto dei poeti e
non le ingiurie di quelli che lo disprezzavano .
Ci fu una persona che
credette sempre in lui dialogandoci spesso scontrandosi per i vari
concetti giocando con le parole , ma sempre rispettandosi , e
rispettandolo a volte acclamandolo come una persona di saggia di
intenzione . Ora a pensarci bene ne valeva la pena? mettere persone
in contrasto tra di loro ? Solo per il semplice fatto di “
prevalere" ma si che prevalga ! Da non mettere disaccordi tra
persone che si vogliono bene, che si rispettano , che hanno voglia di
fare amicizia , senza gelosie ,di concetti malvagi e diffamanti .
Questa tratto di vita
fanciulla mi ha fatto ricordare e capire molte cose ,forse un giorno
devo ringraziare questi fanatici questo loro modo di fare ,ma chissà
ormai è passato molto tempo , non so più dove sono finiti , andati
e neanche se sono ancora vivi. Mi piacerebbe incontrarli per
parlargli a quattrocchi è chiedergli “perché” ,
Si , quel ragazzo ero
io ,poi nell'età matura Poetanarratore.
Ma i i tempi della
giovinezza sono molti
Noi alle parole badiamo
troppo più che al silenzio dei fanciulli. Ma le cose più
importanti, e nel bene e nel male, essi le tacciono, per timidezza ,
per delicatezza o per non trovare le parole da esprimere correttamente . Era come l'educatore e il governante che non sa
interpretare i silenzi. Saper tacere, nei giovani, insegna parlare;
purché il silenzio sia da sentimento del dovere, non da ostinazione
d'animo o da tardità volontaria di mente. Bambino che risponda ,
quando sa, è sulla via del mentire. Dunque passo alla giovinezza
,quella vissuta a militare ,nel corpo degli alpini ,aggregato al
corpo alpini Orobica del comando di Merano in provincia di Bolzano
Do inizio dunque al romanzo .
L'alba della giovinezza .
Cominciò all'alba l'avventura della
mia giovinezza .Era il mese di febbraio dell'anno 1970 ,un freddo mi
rodeva la pelle e tremavo come una foglia ,ero in pensiero per ciò
che mi aspettavo .Partivo per fare il militare col treno da Bergamo
per arrivare poi a Cuneo ,alla caserma di San Rocco ,paesino
limitrofo .Carico di buona volontà ma con tanta paura presi il mio
borsone che mia madre mi aveva riempito di vari indumenti .Io le
ribadii più volte che non serviva tanta roba da indossare ,ma che
solo l'intimo poteva essere utile perché in caserma mi davano le
divise e tutto l'arredo ,quindi era inutile che mi caricasse di tanta
roba .Comunque la lasciai fare e mi aggiunse del cibo per il viaggio
come se dovessi andare chissà dove ,erano solo quattro ore di treno
compresi i vari sali e scendi delle diverse stazioni con cui dovevo
cambiare treno .Mi mise in una borsa dei panini e del salame ,dato
che c'era poteva mettermi anche una bottiglia di vino .Quella non la
mise perché sapeva che lo bevevo volentieri ,e volentieri poi davo
di allegria .
Comunque partii da Bergamo verso le otto di mattina per Milano ,prima tappa .Era la terza volta che vedevo la stazione centrale di Milano ,la prima quando con la mia famiglia emigrammo a Bergamo ,la seconda , quando andai da solo al mio paese un anno prima e oramai ero esperto ,mi sentivo un uomo e tutto mi appariva fantastico, io pieno di energia sfavillavo ,udivo musica dappertutto,come se vivessi una storia fantastica .
Comunque partii da Bergamo verso le otto di mattina per Milano ,prima tappa .Era la terza volta che vedevo la stazione centrale di Milano ,la prima quando con la mia famiglia emigrammo a Bergamo ,la seconda , quando andai da solo al mio paese un anno prima e oramai ero esperto ,mi sentivo un uomo e tutto mi appariva fantastico, io pieno di energia sfavillavo ,udivo musica dappertutto,come se vivessi una storia fantastica .
Già allora era in me la poesia , però
si nascondeva nei meandri delle nuvole ,nella luce del sole ,tra le
fresche frasche e non usciva .Arrivato a Milano scesi dal treno e mi
informai per prendere l'altro per Cuneo .Scartai il panino che mia
madre mi aveva preparato e me lo divorai ,altezzoso e fiero me la
tiravo come se fossi un divo ,nulla e nessuno mi faceva paura ,avevo
in mano il mondo intero ,che meraviglia , a volte ci penso ancora .
Arrivai a San Rocco, Cuneo ,indossavo un giaccone di pelle nero e al collo una
sciarpa ,mi incamminai verso la caserma per presentarmi all'ufficiale di comando. L'addestramento arrivò il giorno dopo ,lì in quel luogo chiamato
Car ,luogo di istruzione e preparazione a comportamenti
militari e a usare le armi .
I primi giorni l'entusiasmo attenuava la mancanza di casa e spesso pensavo alla mia prima giovinezza ,quella dell'infanzia passata al mio paese nativo di Salza Irpina in provincia di Avellino .Lo stesso dell'arrivo ove ci dettero il vestiario ,ci assegnarono la branda e feci subito amicizia con altri camerati ,tutti euforici e scherzosi al tal punto che le risate coprivano la grande stanza .Il giorno seguente il tenente ci raggruppo e cominciarono da subito le marce – un due ,un due , un due passo , era la tenuta al passo ove bisognava marciare tutti allo stesso modo ,nell'oblio di quel tempo memorabile .Correva il tempo della musica rock ,di Whiter Shade of Pale , Dei Beatles e i Rolling Stones ,di Adamo e la sua – Notte – di Celentano e i suoi ventiquattromila-baci ,di Lucio Battisti e la sua Acqua azzurra , acqua chiara , di De André e la sua Marinella , di tanti altri che a quei tempi riempivano i miei anni .Dei figli dei fiori e la loro rivoluzione sociale ,di un immenso musicale che fioriva la mia primavera .
I primi giorni l'entusiasmo attenuava la mancanza di casa e spesso pensavo alla mia prima giovinezza ,quella dell'infanzia passata al mio paese nativo di Salza Irpina in provincia di Avellino .Lo stesso dell'arrivo ove ci dettero il vestiario ,ci assegnarono la branda e feci subito amicizia con altri camerati ,tutti euforici e scherzosi al tal punto che le risate coprivano la grande stanza .Il giorno seguente il tenente ci raggruppo e cominciarono da subito le marce – un due ,un due , un due passo , era la tenuta al passo ove bisognava marciare tutti allo stesso modo ,nell'oblio di quel tempo memorabile .Correva il tempo della musica rock ,di Whiter Shade of Pale , Dei Beatles e i Rolling Stones ,di Adamo e la sua – Notte – di Celentano e i suoi ventiquattromila-baci ,di Lucio Battisti e la sua Acqua azzurra , acqua chiara , di De André e la sua Marinella , di tanti altri che a quei tempi riempivano i miei anni .Dei figli dei fiori e la loro rivoluzione sociale ,di un immenso musicale che fioriva la mia primavera .
Volarono quegli anni incantati ,fantastici e meravigliosi che vissi con armonia e tanta felicità ,odori e sapori si innestano nella mia anima ne e lasciava tracce di bellezza ,di candida e pura giovinezza ,di sincerità tra le genti genuine di quei tempi ,di un mondo fratello che nel bisogno una semplice parole un saluto veniva spontaneo dal cuore.
E compii i miei diciotto anni mi sentivo uomo sempre
a caccia d’amore che tra le tante storie non trova e non arriva
mai ,ma come già sopra scritto mi arriva la lettera dal ministero
della difesa ,la visita medica da passare a Brescia ,tre giorni di
varie e scrupolose visite mediche che i dottori dell’esercito
dovevano convalidare o meno la mia idoneità , difatti mi fermai un
giorno in più avendo chiesto di entrare nel corpo dei paracadutisti
,di questi furono scelti quattro baldi giovanotti di cui io .
Erano tempi irrequieti e quanto mai non lo erano o
lo sono stati ! il mio stato di salute era ottima ma la mia
sensibilità e il mio stato emozionatale a volte mi tradiva e da quei
quattro ragazzi ne fu scelto solo uno .questo era perfetto in salute
e cioè la sua pressione sanguigna era positiva al massimo ,d'altra
parte a chi volesse fare quel tipo di addestramento doveva avere tale
requisito salutare ,e con una piccola amarezza mi fu dato il ruolo di
assistente ai servizi vari nell’arma degli alpini nel corpo comando
e sanità .
Ma andiamo per gradi : da prima fui mandato come
detto a San Rocco provincia di Cuneo ,qui feci il car ,un
addestramento di quaranta giorni dove i militari venivano addestrati
,a marciare ,a conoscere le armi e i loro funzionamenti ,a lanciare
le bombe e a sparare al poligono ,cosa che a me a gli altri piaceva
fare , mi piaceva stare assieme in compagnia anche se tra i tanti
c’era sempre il rompi ,ma di questi veniva spesso da molti messo
subito a tacere ,le camerate erano enormi e la sera dopo aver girato
per il paese di San Rocco e andato in una osteria a mangiare e bere
del buon vino piemontese ritornavo in camerata ,lì come tante
femminucce ognuno si curava la sua intimità i panni intimi e cioè
le mutandine e i calzini venivano lavati nei grandi lavandini della
caserma e negli angoli della camerata appesi ,c’era pure l’angolino
per stirarsi le camice e a turno ognuno si stirava la propria
biancheria ,le coperte e le lenzuola venivano date dalla caserma e
ogni certo periodo erano da cambiare ,la mensa era enorme e il cibo
al quanto buono . Solitamente mangiavo lì a pranzo poi la sera in
osteria .
E avanti passo ! Tante le marce ,quante risate con il
cappello e la penna nera in aria ,al vento ,in testa ero diventato un
vero uomo ,un alpino di quelli che veramente apprezzava ,apprezza
ancora il vino .Furono giorni che passarono in fretta anche perché a
Bergamo avevo lasciato gli amici e li ne avevo fatti altri .avevo
lasciato un progresso che sempre più cresceva e in quegli anni tante
cose cambiavano in fretta ,si vedevano i primi centri commerciali
,correva l’anno 1970 il progresso avanzava veloce aveva , fatto
passi da giganti e l’Italia stava in buona salute come naturalmente
io. Finirono i giorni dell’addestramento e ebbi licenza per andare
a casa a Bergamo , in quella occasione ricordo che mi recai dalla
mia nonna paterna a Candida e al mio paese Salza Irpina provincia di
Avellino ,salutai gli amici di prima infanzia e molti miei parenti
,mi sentivo libero e tornato dalla breve licenza tornai a casa di
nuovo.
Ritornato a Bergamo dal car fui destinato il
reggimento di appartenenza e come detto fu mandato a Merano in
provincia di Bolzano ,qui al raggruppamento servizi della sanità e
del comando .
Da subito ebbi l’incarico di recarmi alla mensa
ufficiali e nel tempo libero facevo l’attendente al Colonnello
Guaschino ,una persona tutto d’un pezzo ,ma molto buono di cuore
,egli mi voleva bene e fu proprio da quell’affetto che un giorno
successe il finimondo .avevo il permesso fino alle ore ventitré e
trenta ,cosa che ad altri era limitato alle ventidue e trenta nel
rientro serale alla caserma. Sentivo voci dai i miei amici che il
colonnello mi cercava e che la caserma era in subbuglio ed erano
tutti in allerta ,in allarme e io non capivo cosa succedesse e cosa
avessi fatto ,rientrai e alla porta centrale d’entrata il sergente
maggiore mi avvisava che il colonnello era incazzato nero . Sempre
più si faceva fitto il mistero e il sergente mi spiegò : chi erano
i due ufficiali che erano stati a pranzare alla mensa ufficiali? E da
dove provenivano ? Io che avevo responsabilità di registrare la
presenza su i registri della mensa e chi fossero ,dissi che tutto era
stato fatto a secondo delle disposizioni date .
I due ufficiali provenienti da un altro reggimento si
erano fermati a desinare a quella mensa ,ma io presi solo i loro
nomi e non il numero di matricola militare e da li ci fu un casino
non finito ,si pensò da subito che fossero spie e quant’altro e io
con altri della mensa fummo passati responsabili di quell’accaduto,il
colonnello che come detto mi voleva bene ci condannò a stare per
tre giorni puniti nella cella del corpo di guardia alla porta
centrale ,naturalmente non fummo chiusi nelle sbarre e nemmeno poi
ci fu scritto nulla sul concedo militare perché questa fu una
distrazione bella e buona .
Fu una sera ventosa e tirava vento di scirocco e io
con un mio amico uscimmo dalla caserma nell'orario di uscita
,passammo per un bar ,lì ci cambiammo mettendoci gli abiti civile
,allora in qui anni non si poteva , ma noi come tanti altri lo
facevamo , anche perché altrimenti le ragazze non ci guardavano ,non
ci guardavano da borghesi, figurati vestiti da militari .
Passeggiammo lungo il Passirio ,la passeggiata della
ridente Merano ove in primavera si riempie di fiori e gente a
passeggio .Quella sera come detto c'era vento ,era di Marzo e faceva
ancora freddo da quelle parti ,luoghi di montagna vicino a Tirolo
.Mentre passeggiammo vedemmo tre ragazze ,ci avvicinammo con
l'intendo di fare amicizia ed io dissi subito: andiamocene queste
sono tedesche non ci capiscono .
L’occhio cadde sulla rossiccia ,una tedesca bella
formosa e piena di salute con tutte le sue belle forme in evidenza
,ci avvicinammo a loro e per attaccare discorso gli fece una battuta
: peccato dissi! Siete tutte tedesche e non capite quello che diciamo
,ma subito la Margherita quella che poi fu mia moglie , disse di non
essere tedesca e che lei era veneta ,spunto questo per attaccare
bottone , infatti la discussione o meglio l’approccio funzionò, io
e il mio amico le invitammo a ballare ,una balera carina molto intima
,lì ci conoscemmo e parlammo di tutto e di più con l’intendo che
la sera dopo si sarebbero fatte vedere ,almeno era quello dissi a
Margherita per incontrarmi con lei da soli e stabilimmo alle venti e
trenta della sera dopo .
Sapendo dove Margherita lavorava la sera dopo mi
recai all’appuntamento ,mi anticipai e alle diciannove ero già lì
come un fesso ad aspettare .Margherita era molto bella ! Mi piaceva
e ci tenevo a conoscerla ,ma lei non arrivava ,passarono due ore e
nessuno si vedeva ,Pensai tra me che le donne sono strane a volte
sono tutte uguali ,che se non trovano il principe azzurro non si
muovono ,erano ormai le ventuno passate ed era una serata freddo il
vento e in quel posto molto bello dal sapore straniero ,chissà se
verrà mi chiesi , l’attesa era diventata ansia e non ci stavo più
nei panni ,mi fumai due pacchetti di sigarette ma nulla cambiò e
decisi di andarmene ,mi allontanai da qualche passo e da lontano
sentì una vocina direi al quanto incazzosa che diceva: Senta lei
perché mi ha mentito? Io diventai di mille colori e non capivo
perché Margherita mi facesse tale domanda ,gli risposi chiedendogli
cosa fosse capitato e lei mi ribadì la stessa domanda aggiungendo
che io dovevo identificarmi , che ero un militare .Ho capito dissi
calando il capo un po' vergognato . Lei ribadì che i militari li
non sono ben visti .
Chiarito il fatto con la Margherita acconsenti a
venire in un bar ,qui ci appartammo in un privè e bevemmo qualcosa
.Ci furono i primi sorrisi e battute il primo esordio e la simpatia
incrociò i nostri sguardi e da subito nacque una bella intesa che si
protrasse in tante sere dopo ,sempre o quasi in quel privè ,le
passeggiate sul Passirio di Merano tra le più romantiche passeggiate
.Seguirono i primi baci rubati ne nacque così un amore .
La sera dunque alla libera uscita mi vedevo con
Margherita e andavamo al solito bar ,io avevo messo da parte un po'
di soldini ,tra quelli che mi mandarono i miei e la decade,queste
miserie di lire ce le passava il governo ,si, miserie ,ad oggi a fare
un confronto tra quelli e i soldi che danno agli emigrati clandestini
non c'è paragone ,comunque le volontà politiche a volte trovano
strani rimedi ,noi militari che eravamo in servizio a pieno regime e
facevamo lavori di vari generi .
Io , comunque mi sentivo ricco lo stesso ,i pochi
denari mi bastavano e ogni volta pagavo io ,lei zitta mi osservava ,a
volte faceva finta di pagare lei ,ma io orgoglioso non le permettevo
.Passarono un po' di mesi e mi erano rimasti pochi spiccioli ,tra me
sperai di non fare brutta figura non sapevo dove prendere altri
soldi ,i miei erano povera gente e non potevano mandarmeli ,decisi di
chiederli in prestito ad un amico che subito mi dette diecimila lire
,allora nel 1970 erano molti e gli dissi che presto gli le avrei
restituiti.
Ma lei ,si, non si accorgeva di nulla ,si parlava di
tutto e si programmava una bella vacanza assieme ,io che non avevo un
soldo ebbi dei dubbi , volevo dirgli : se non l'ho per pagarti da
bere figurati se mai potrò fare con te una vacanza ?E pure lo
speravo con tutto il cuore ,speravo tante cose . Fu una sera ,di
primavera che ero proprio all'osso e nel mentre feci il gesto di
alzarmi lei all'improvviso mi disse : oggi pago io !Restai di stucco
,come una statua imbalsamate e lei mi chiese :che ti succede ,hai
visto un mostro ? No risposi io sotto tono è che forse tu mi hai
letto nel pensiero ? Ho esaurito tutti i soldi e meno male paghi tu
.Lei mi sorrise e scoppio in una grande risata ,oh Dio dissi io ,ho
fatto e detto qualcosa che non va ?Ma no ,l'ho capito da sola che eri
al verde perché quando apri il portafogli si vedono poche lire ,a
ecco ,dissi accorando la risata .
Riparlammo della vacanza assieme che volevamo fare e
andare a Venezia ,io in quel periodo potevo usufruire della licenza
premio , datami dal Colonnello Guaschino per avergli fatto dei
lavoretti a casa sua e dunque avrei potuto ,rimaneva sempre il
maledetto denaro da procurarmi .Parlai con lei vergognandomi che non
avevo nulla e mi disse fino ad ora hai pagato tu, ora pago io .Non
volevo accettare erano i primi mesi che ci conoscevamo e non mi
sembrava giusto approfittare .Non ci pensare insistette in qualche
modo faremo .Fu propizio il tempo mi arrivò da casa un vaglia da
riscuotere alla posta ed era una bella cifra ,contento le dissi del
denaro e che la mia licenza era pronta per potere partire .
Dunque non solo io dovevo essere libero ma anche lei
e mi disse che alla casa di riposo a Maia bassa dove lavorava
chiedeva alla suora ,la direttrice dell'istituto il permesso e mi
avrebbe fatto sapere .Passarono alcuni giorni e mi disse :si, andiamo
!Era il tempo dell'amore ,avevo incontrato una bella ragazza ,una che
forse non meritavo io cocciuto e ribelle a volte schizzato senza
motivo ,ma romantico e sincero .
Partimmo ,lei con degli abitini che le avevo
comperato ed io con gli abiti borghesi che avevo portato da casa
.Arrivati a Verona ci fermammo a cenare e a pernottare ,allora non
eravamo ancora sposati ma sapevamo cosa facevamo .Cenammo ed io bevvi
del vino bianco , lei ne volle assaggiare un mezzo bicchiere e
cominciò a ridere ,o Dio l'ho ubriacata !Infatti si era ubriacata
con un scarso bicchiere di vino ,ora come faccio mi chiesi ?
Era sera ,intorno le 19 ,la presi con forza in braccia ,era esile ,magra e riuscii a portarla in camera sotto gli occhi sorridenti del albergatore .La misi sul letto e mi disse che le girava tutto ,la tranquillizzai e facendole carezze le assicuravo che tutto passava e di non preoccuparsi .Guardai tra le sue cose e non si era portato il ricambio dell'intimo ,le dissi che sarei uscito e tornavo subito ,infatti in poco tempo trovai nei paraggi del hotel un negozietto e gli comperai vaie mutandine .Il mattino seguente io mi svegliai all'alba preoccupato per lei e la vidi sorridente , le dissi :ti è passata la sbornia amore ? Si disse lei ,mai più berrò vino , colpa tua ,bene dissi io ,pure , ho passato la notte in bianco e non ho potuto darti nemmeno un bacio .Ci rifaremo disse lei sorridendomi.
Era sera ,intorno le 19 ,la presi con forza in braccia ,era esile ,magra e riuscii a portarla in camera sotto gli occhi sorridenti del albergatore .La misi sul letto e mi disse che le girava tutto ,la tranquillizzai e facendole carezze le assicuravo che tutto passava e di non preoccuparsi .Guardai tra le sue cose e non si era portato il ricambio dell'intimo ,le dissi che sarei uscito e tornavo subito ,infatti in poco tempo trovai nei paraggi del hotel un negozietto e gli comperai vaie mutandine .Il mattino seguente io mi svegliai all'alba preoccupato per lei e la vidi sorridente , le dissi :ti è passata la sbornia amore ? Si disse lei ,mai più berrò vino , colpa tua ,bene dissi io ,pure , ho passato la notte in bianco e non ho potuto darti nemmeno un bacio .Ci rifaremo disse lei sorridendomi.
Partimmo sempre col treno alla volta do Venezia e
arrivammo nel primo pomeriggio ,cercammo un hotel e ne trovammo uno
piccolo con poche stanze dove la finestra si affacciava sulla laguna
,era d'estate e faceva molto caldo ,ci sdraiammo sul letto stanchi e
ci snudammo ,pensai tra me che forse la potevo amare ,ma era stanca e
la feci prima dormire l'abbracciai e la strinsi a me più volte
lasciandola dormire .nel tardo pomeriggio si svegliò e mi fisso ,che
c'è dissi io ?Nulla , ma non dobbiamo uscire ?Se vuoi si dissi io
,ma come vedi sta facendo buio e non è il caso disse lei qui gatta
ci cova ,be vedi un po' tu sono due giorni che giriamo e mi hai dato
solo pochi baci ,ma dai egoista vieni .La presi mi prese e dalla sera
fino il mattino ci furono lampi e tempeste ci fu il vero amore in
quella estate favolosa ,in quel tempo magnifico della nostra
giovinezza .Visitammo piazza San Marco i vari vicoli e andammo anche
in gondoletta ,sembrava facessimo il viaggio di nozze .Tutto fu bello
e restammo 4 giorni pieni di allegria e d'amore .
Tornammo a Merano un po' frastornati ma felici ,ebbi
quello che fu l'amore pieno , il delirio che volli assaporare
,trovavo la mia donna ,il senso unico di una saggezza ,la folgore
che mi apriva i tanti orizzonti ,io che spesso sognavo casarmi e
avere figli ero il re di quel momento folle ,il principe , facevo
ricca la mia regina .Facevo il volo dei gabbiani ove era aperto a me
l'intero mondo .continuammo a vederci ogni sera e conobbi la sorella
di Margherita col suo ragazzo, anche loro fidanzati e li frequentai
fino a tutta la durata del servizio militare .
In caserma intanto la vita scorreva lenta io che
lavoravo alla mensa ufficiali ebbi occasione di parlare con il
capitano dell'auto reparto ,per ottenere e frequentare il corso di
autista e avere la patente di guida .Mi disse subito di si,
nonostante non potessi perché non era il mio incarico .Mi disse :
vai all'auto reparto e incomincia le guide su la GIP ,bene dissi io
ringraziandolo .Lui era un buono ,un romagnolo con i così detti
,arrivava sempre tardi la sera alla mensa a mangiare e voleva quasi
sempre le stesse cose :una buona bistecca di maiale ai ferri ,quella
bella grossa con l'osso ,ed io gli la cucinavo ,poi quando se ne
andava gli facevo il saluto e lui col sorriso, mi diceva:riposo
,riposo soldato. Si era un grande uomo e l'ho tra i miei ricordi ,il
Capitano Alfiero Fornaciari.
Presi la patente e la licenza media , in più come
detto conobbi la Margherita ,quella che fu poi mia moglie e mi diede
tre figli ,i due maschi e una femmina ,nel mentre tutto questo
nacquero dei contrasti col capitano della caserma del raggruppamento
servizi della sanità ,egli ebbe posizioni diverse nei miei
confronti ,forse non era sua la colpa ma ben si da un militare ,una
sorella di naia così chiamati nel gergo militaresco ,questo gli
comunicava di me cose non consone ,non vere al fatto che io
rientravo tardi in camerata e che disturbavo tutti gli altri . Il
vero era che passavo fino a tardi il mio tempo alla mensa ufficiali
,non solo a studiare ma a svolgere le mie mansioni di cuoco e poi
nel salone soprastante alla mensa ,il circolo ufficiali andavo a fare
i caffè agli stessi .
Capitavano di fare a volte le piccole festicciole tra i graduati ove partecipavano assieme le loro consorti e lo stesso colonnello Guaschino che arrivava con la moglie e la figlia. In quei casi c'erano molti esuberi di cibo tra dolci e torte e altro cibo non veniva toccato ne consumato e dunque era mia premura portarlo in caserma ,in camerata a i miei amici e gli lo distribuivo .
Ma questo spione ,un milanese molto ruffiano non gli stava bene e andava a riferire tutto al capitano aggiungendo altro di suo che non era vero. Io sapevo che alcuni di loro non andavano alla mensa a cenare e cercavo di dargli del cibo ,anche perché per arrivare al refettorio bisognava che venissero caricati su un camion militare e trasportati alla distante refettorio di Maja bassa ,lì a Merano .
Capitavano di fare a volte le piccole festicciole tra i graduati ove partecipavano assieme le loro consorti e lo stesso colonnello Guaschino che arrivava con la moglie e la figlia. In quei casi c'erano molti esuberi di cibo tra dolci e torte e altro cibo non veniva toccato ne consumato e dunque era mia premura portarlo in caserma ,in camerata a i miei amici e gli lo distribuivo .
Ma questo spione ,un milanese molto ruffiano non gli stava bene e andava a riferire tutto al capitano aggiungendo altro di suo che non era vero. Io sapevo che alcuni di loro non andavano alla mensa a cenare e cercavo di dargli del cibo ,anche perché per arrivare al refettorio bisognava che venissero caricati su un camion militare e trasportati alla distante refettorio di Maja bassa ,lì a Merano .
Fui chiamato dal capitano e molto serio e urtato mi
espose il suo disappunto all'accaduto ,io meravigliato mi difesi e
gli chiarii il perché e il per come e non era vero che davo disturbo
ad altri ,che facevo il mio dovere e mai avevo ora ,che servivo
il colonnello e mi adoperavo in tutte le mansioni in parte a me non
spettanti .Ma fu vana la mia difesa ,egli continuava ed io ribadivo
alzando la voce rischiando di essere poi subordinato o causa di
qualcosa spiacevole ,lui preferì alzarsi dalla sua sedia e se ne
uscì lasciandomi infervorato ,forse capì che quel disgraziato gli
aveva detto delle fandonie ,dopo poco visto che ero rimasto solo me
ne uscii e andai alla mensa ufficiali a lavorare ,amareggiato e
incazzato .
Riferii il tutto al colonnello e mi disse che avrebbe
chiarito la cosa .Così fu e non ebbi più nessun richiami ,ma oramai
il pasticcio fu fatto ed io cercavo di stare distante da quel
capitano ,da quel spione .Fu una sera ,tornai presto in camerata e
molti degli amici discutevano animatamente ,l'argomento era il sud e
il nord ove a quei tempi c'era contrasto e diffidenza ,un po' come
ora con i clandestini .Mi introdussi nella discussione che sempre più
si accendeva e si animava e fino a che si scherzava tutto andò bene
.
Eravamo per la metà originari del sud delle alcune
regioni meridionali ma vissuti al nord già da bambini ove negli
anni sessanta i nostri genitori ebbero l'opportunità di trasferirsi
e avere un lavoro dignitoso .A quei tempi c'era la necessità della
manodopera da parte delle industrie lombarde venete piemontesi e
altre .Nella discussione c'era lo spione che aveva parlato male di me
al capitano e offendeva i meridionali con parole colorite e forti ,lo
invitai a tacere e gli annunciai il fatto accaduto ,ma non gli fregò
nulla strafottente e incurante nemmeno mi cagava ,anzi diceva di più
.Non ci vidi ,presi la baionetta del mio fucile e gli la misi sotto
il collo urlandogli:ti scanno pezzo di merda se non la finisci .T
ragazzi preoccupati mi fecero cerchio e con buone maniere mi tolsero
di mano la baionetta .Ero teso, nervoso, bastava poco e per un
vigliacco rovinavo la mia vita trasformandola in tragedia .
Mi calmarono e uscimmo nel corridoio ove in parte ad
esso c'era un'altra camerata appartenente al comando e anche questi
avevano udito gli urli ,mi vennero incontro e preoccupati mi
chiesero cose , io non sapevo più cosa dire e dopo aver fumata una sigaretta
mi calmai ,ma quella notte non dormii e nemmeno quel disgraziato
spione infame .Dopo qualche giorno fui aggregato al comando ,il
colonnello saputa l'accaduto non mi disse nulla ,così il capitano e
preferirono distaccarmi da quella camerata col dispiacere dei miei
amici, che comunque io gli davo sempre cibo e la mia amicizia .
La vita in caserma dopo quelle disavventure non
volute ma create da quel soggetto andarono meglio ,io continuai a
uscire con la Margherita e frequentavo la famiglia della sorella ,lì
feci amicizia con i genitori del fidanzato della sorella di
Margherita e nella libera uscita per me era un punto di riferimento
,era come stessi a casa mia ,loro bevevano molto vino e a volte si
ubriacavano, non in mia presenza ,avevano altri tre figli piccoli ed
erano messi male in salute ,inoltre non lavoravano e di soldi non ce
ne erano ,venivano sostentati dallo stipendio della sorella di
Margherita e a volte non bastava ,persino io mi proponevo e a volte
facevo spesa di alimentari .
Fu una parentesi piacevole e dispiacevole a secondo
gli umori che giravano in quella famiglia , ma di solito io me ne
andavo sul Passirio la lunga passeggiata di Merano ove con la mia
futura moglie ci godevamo i nostri giorni amorosi, pieni di fusioni e
spasmi ,di strette e baci di sesso e amore .Tornando alla caserma
fui gratificato da molti ufficiali che mi volevano bene .Mancava poco
all'ultima alba e mi fu proposto di firmare la ferma e fare la
carriera militare ,io che avevo avuto contrasto col capitano non
volli rimanere ,me lo propose il colonnello e mi disse che sarei
stato un ottimo sottufficiale a avrei fatto buone cose .Lo ringraziai
e rimasi incerto .
Passò un po' di tempo e provai ad avvicinarmi al
capitano che per me era insignificante ,lui io ci tenevamo distanti
,quasi come se volessimo evitarci ,ero tentato a restare anche perché
la margherita aveva un buon lavoro e se restavo anche io un a
sicurezza ove poter mettere le basi e crearci una famiglia sicura
.Ma quel contrasto non ebbe seguito il capitano pure lui di origine
meridionale era tutto di un pezzo e il suo orgoglio non cedeva o
forse se ne fregava .Seppi poi che fu lui stesso a suggerire al
sergente di farmi restare ,ma nonostante tutto era freddo nei miei
confronti ,forse fu quella mia reazione impetuosa che lo frenava il
mio agire indifferente .
Erano pochi giorni e me ne sarei andato mi avrei preso il concedo e ritornato a Bergamo , chiesi al colonnello ,non a lui, di poter partire un giorno prima perché la Margherita ebbe le ferie alcuni giorni prima dove lavorava ed io cercai di partire prima con lei. Il capitano disse al colonnello che se andavo io doveva lasciare andare anche tutti gli altri militari e fino all'ultimo mi tenne il muso . Lui in accordo col sergente Mulas il giorno dopo mi fece accompagnare con la macchia alla stazione di Maja bassa ,la stazione di Merano ed io non lo volli salutare nemmeno vederlo. Seppi da Mulas il sergente un suo messaggio :mi dispiace caro Maffeo di tutto ciò accaduto ,ti lascio il mio saluto tramite il sergente ,di fare una buona vita e di avere una felice continuazione ,oramai ero alla stazione e il treno era già pronto alla partenza ,saputo dei suoi saluti sarei tornato indietro e lo avrei abbracciato .
Erano pochi giorni e me ne sarei andato mi avrei preso il concedo e ritornato a Bergamo , chiesi al colonnello ,non a lui, di poter partire un giorno prima perché la Margherita ebbe le ferie alcuni giorni prima dove lavorava ed io cercai di partire prima con lei. Il capitano disse al colonnello che se andavo io doveva lasciare andare anche tutti gli altri militari e fino all'ultimo mi tenne il muso . Lui in accordo col sergente Mulas il giorno dopo mi fece accompagnare con la macchia alla stazione di Maja bassa ,la stazione di Merano ed io non lo volli salutare nemmeno vederlo. Seppi da Mulas il sergente un suo messaggio :mi dispiace caro Maffeo di tutto ciò accaduto ,ti lascio il mio saluto tramite il sergente ,di fare una buona vita e di avere una felice continuazione ,oramai ero alla stazione e il treno era già pronto alla partenza ,saputo dei suoi saluti sarei tornato indietro e lo avrei abbracciato .
Spero che nella vita di tutti ci sia sempre una
ragione comune e diretta ove si possa chiarire il concetto e da che
mondo è mondo gli spioni e i malvagi siano sempre meno .Tornato a
casa mio padre e mia madre si videro impacciati nel avergli portato
lì la mia futura mogli e dopo una lunga vacanza la riportai a
Merano per poi in seguito sposarci, che al fine anno lei si sarebbe
trasferita definitivamente da lui a Bergamo . L’attesa era lunga e
la pazienza di aspettare era interminabile ,mille erano le lettere
che ogni giorno gli scrivevo e le telefonate fattogli sul posto di
lavoro ,sembrava che il tempo si era fermato e non passasse mai .
Preparai tutto : la casa in affitto arredata e tutto
l’occorrente per il matrimonio .Questo avvenne nel 1973 ,il 13
Gennaio nella chiesa di San Alessandro in colonna di Bergamo ,una giornata di
sole con un gran freddo e diversi invitati .Ci recammo in un
ristorante il Ventimiglia ,ad oggi chiuso .lì festeggiammo e
ballammo la nostra festa ,brindammo alla vita e al nostro eterno
amore .
Partimmo quindi per il viaggio di nozze ,la meta era
il mio paese nativo ,qui incontrai la mia zia Francesca e lo zio
Luigi di Candida paese nativo di mio padre e la dolce nonna
Giovannina sua mamma ,quella che un tempo alla sua fattoria gli
tiravo i sassi per avere le dieci lire per comperarmi il cono gelato
,salutai il ciabattino e i miei amici di infanzia e partecipai ancora
una volta con mio zio Luigi all’uccisione del maiale con la gioia
dei cugini e a bere quel buon vino che in quei luoghi fa onore a
quella terra .
Ad oggi molte cose sono cambiate, scrivo poesie e
romanzi ,è cambiato il modo di comunicare , il modo di essere e sempre è diverso e più
ci isoliamo l’uno dall’altro più ci rendiamo stranieri tra noi , ora in questi anni il virtuale fa
faville grazie ad esso io pubblico la mia arte e sempre più si
cerca di avere un dialogo attraverso i social network .Ma questa è
un'altra storia ,altre mie scritture vi saranno date .
Giovanni Maffeo - Poetanarratore -
La giovinezza .
E mi trovai smarrito in un viaggio
senza luce
perso al buio e non mi accorsi che ero solo .
Oh pietose anime abbiate pietà di me ,
di me che onore infamo ,
di poesia bramo il canto del cuore mio .
Datemi voi la forza !
Datemi coraggio per camminare ancora ,
datemi scosse di elettrizzanti lampi ,
di questi anni ,della mia giovinezza vera ;
le vere parole che mi furono sincere .
E tu uomo vivi per quel che sei
e non ti crucciare ,
non sperare di vedere il cielo
se di sera chiudi gli occhi per dormire ,
io scrivo per orgoglio e taccio
di ogni cosa ,la stagione ha la sua fine
il cui tempo fiorì il fiore ,
sfarzoso fu il nefasto regno ;
la nuova era emigrò amori .
E mi rivolgo a voi anime irrequiete
nella vita non si trova pace ,
adagiate il fato e raccogliete venia :
raccogliete le messi per dare pane .
Viaggio nel vuoto senza fine ,
lì vado a cercare la mia paura ,
non ne uscirò ne son sicuro
lì l’alba è talmente rara .
Ritorno nel bosco della mente
a vagare senza misura ,
scrivo col mio pensiero ,
con la mia penna combatto il male .
Oh Se fossi eterno
pagherei la mia pace ,
in cambio del perdono
dal male perverso l’innocenza tremo .
e mi chiesi: come verrò da te se paventi noia
a calpestare suoli dubbiosi ? In te io mai fui accolto
mai fui bramato del tuo sesso iniquo ,
Io non volevo alcuna cosa oltre l’argine del mare …
guardai in alto e vidi le tue spalle rosa ,
ti vidi vestita di raggi e danzavi tregua ;
volteggiavi libera nell’abito da sposa …
E fu così che l’anima mia si genuflesse ,
al chiarore di quella luce fuggì pietosa ,
si volse indietro a rimirar bellezza ;
nel vagare persi la sua luce .
perso al buio e non mi accorsi che ero solo .
Oh pietose anime abbiate pietà di me ,
di me che onore infamo ,
di poesia bramo il canto del cuore mio .
Datemi voi la forza !
Datemi coraggio per camminare ancora ,
datemi scosse di elettrizzanti lampi ,
di questi anni ,della mia giovinezza vera ;
le vere parole che mi furono sincere .
E tu uomo vivi per quel che sei
e non ti crucciare ,
non sperare di vedere il cielo
se di sera chiudi gli occhi per dormire ,
io scrivo per orgoglio e taccio
di ogni cosa ,la stagione ha la sua fine
il cui tempo fiorì il fiore ,
sfarzoso fu il nefasto regno ;
la nuova era emigrò amori .
E mi rivolgo a voi anime irrequiete
nella vita non si trova pace ,
adagiate il fato e raccogliete venia :
raccogliete le messi per dare pane .
Viaggio nel vuoto senza fine ,
lì vado a cercare la mia paura ,
non ne uscirò ne son sicuro
lì l’alba è talmente rara .
Ritorno nel bosco della mente
a vagare senza misura ,
scrivo col mio pensiero ,
con la mia penna combatto il male .
Oh Se fossi eterno
pagherei la mia pace ,
in cambio del perdono
dal male perverso l’innocenza tremo .
e mi chiesi: come verrò da te se paventi noia
a calpestare suoli dubbiosi ? In te io mai fui accolto
mai fui bramato del tuo sesso iniquo ,
Io non volevo alcuna cosa oltre l’argine del mare …
guardai in alto e vidi le tue spalle rosa ,
ti vidi vestita di raggi e danzavi tregua ;
volteggiavi libera nell’abito da sposa …
E fu così che l’anima mia si genuflesse ,
al chiarore di quella luce fuggì pietosa ,
si volse indietro a rimirar bellezza ;
nel vagare persi la sua luce .
Cominciò l'alba .
Cominciò all'alba l'avventura della mia giovinezza .
Era il mese di febbraio
un freddo mi rodeva la pelle
tremavo come una foglia ,
ero in pensiero per ciò che mi aspettavo .
Partivo per fare l'uomo
l'essere del grande pregio .
Carico di buona volontà ma con tanta paura
presi per mano la mia vita,
il mio sogno vagabondo .
Mi sentivo grande
il protagonista di una grande storia
tutto mi appariva fantastico!
Io pieno di energia sfavillavo
udivo musica dappertutto
come se vivessi una storia fantastica .
Già allora era in me la poesia
si nascondeva nei meandri delle nuvole ,
nella placenta della luce del sole
tra le fresche frasche e non usciva :
sapeva di irraggiungibile chimera ,
come i palpiti dell'amore
le folli avventure adolescenziali .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
La mia giovinezza non finisce , continua ad esistere nella mia anima , tra le mie mille poesie e narrativa , nella bellezza della vita che Dio ci ha dato , nel memorare ogni ricordo e renderlo glorioso ,per gli appassionati della lettura , della bella storia che è la mia .
La mia giovinezza non finisce , continua ad esistere nella mia anima , tra le mie mille poesie e narrativa , nella bellezza della vita che Dio ci ha dato , nel memorare ogni ricordo e renderlo glorioso ,per gli appassionati della lettura , della bella storia che è la mia .
TUTTE LE MIE OPERE SCRITTE O DA ME DECLAMATE QUI' PUBBLICATE SONO DI MIA PROPIETA'
E' Vietato ! E’VIETATO senza il consenso dell’autore, la riproduzione, anche parziale, la trascrizione, la diffusione o la commercializzazione delle opere qui pubblicate. Il tutto ai sensi degli articoli 1 – 2 e 171 della legge n.633 del 22-04-1941 e successive integrazioni. Per tali trasgressioni è prevista la sanzione penale .
Giovanni Maffeo – Poetanarratore .
E’VIETATO senza il consenso dell’autore, la riproduzione, anche parziale, la trascrizione, la diffusione o la commercializzazione delle opere qui pubblicate. Il tutto ai sensi degli articoli 1 – 2 e 171 della legge n.633 del 22-04-1941 e successive integrazioni. Per tali trasgressioni è prevista la sanzione penale-
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